Tra poco più di una settimana entreremo nel grande tempo chiamato “Quaresima”.
Abituati a sentir predicare la quaresima per noi, poveri uomini, immersi nelle tenebre
del peccato, ci stiamo dimenticando la quaresima del Figlio di Dio. I Vangeli ci ricordano
i quaranta giorni di Gesù nel deserto dove, così è scritto, “fu tentato da satana”
(Mt e Mc), e San Luca aggiunge che “dopo aver esaurito ogni specie di tentazione,
il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (cioè al momento della
Passione).
Se la quaresima è un tempo di grazia e di misericordia per vivere e vincere le tentazioni,
sembra che Gesù abbia anche lui vissuto questa prova. Sconcerta il fatto che sia
Figlio di Dio!
Siamo esperti nel predicare la divinità di Cristo, zoppichiamo invece quando dobbiamo
parlare della sua umanità, con il timore sempre presente di oscurare la sua divinità.
Eppure è centrale la sua umanità per la nostra salvezza: “Caro Salutis Cardo” affermava
il santo padre della Chiesa Tertulliano, cioè “la carne è il cardine della salvezza”.
Di un Dio che mi salva dall’alto della sua onnipotenza possiamo trovarne nella storia
delle religioni diverse edizioni, ma di un Dio che mi salva dal basso della mia carne e
incontrando la mia carne con la sua è solo del Dio di Gesù Cristo. Infatti le tentazioni
non coinvolgono principalmente la mente, ma si rivolgono al corpo. Un corpo non
inteso nella sua semplice “materialità” ma inteso come “luogo” o “terreno” (la genesi
mostra un uomo fatto di terra ma con il soffio di Dio) dove io incontro gli altri, amo,
mangio e bevo, penso e ragiono, luogo dove la sofferenza (o la gioia) del corpo coinvolge
l’anima e le sofferenze (e le gioie) di quest’ultima si riflettono sul corpo. Gesù
è stato provato, come tutti noi, anche nel suo corpo per restituire ad esso la sua verità
di creatura fatta ad immagine di Dio.
Per questo io posso entrare nell’itinerario quaresimale con lucida serenità, perché
“so” che nelle prove del mio povero “corpo animato” non sono solo, ma in compagnia
di un Amico che “sa” cosa si prova e, accompagnato da lui e con lui, anch’io possa
vincere satana. A che cosa servirebbe, diversamente, la sua Misericordia?
Cedere alla tentazione infatti cos’è se non portare la menzogna nella mia vita e con
essa l’incapacità di amare nella verità?
Vincere satana, il tentatore, non significa infatti risultare perfetti o vincenti ad un esame
divino, ma credo voglia dire restituire al proprio “corpo” la sua vera umanità, o
come direbbe il filosofo Vito Mancuso, la sua autenticità.
Ed “è la verità che rende liberi” come Gesù afferma ai suoi discepoli.
E’ questo il messaggio di Pasqua: Dio in Gesù Cristo ha vinto sulla croce la grande
menzogna dell’uomo che lo rende schiavo delle sue paure: la morte!
Don Luciano