Dalla mia stanza dove sto vivendo la settimana di esercizi spirituali, sto vedendo la
cima del monte Grappa illuminata da un sole reso ancora più splendente da un cielo
terso. Mi sento fortunato poter rimanere in silenzio per cinque giorni (oltre alle parole
del bravo predicatore) in ascolto della Parola di Dio. Naturalmente in parte il cuore è
a Silea e così anche un po’ della preghiera (non tutta, perché c’è anche il mondo). Mi
sto anche preparando, nella preghiera, alla riunione della prossima settimana circa il
progetto di rinnovo della catechesi in parrocchia. Devo ammettere che sono un po’
preoccupato delle reazioni: ma perché cambiare, si è sempre fatto così, tanto non
cambierà niente… eppure la proposta sarà ben motivata, frutto di un lungo travaglio
fatto assieme a un bel gruppo di parrocchiani: nulla di improvvisato. Non sono il Renzi
di turno che deve convincere il parlamento circa il progetto legge “salva-Silea”.
Siamo “solo” dei cristiani che si rivolgono ad altri cristiani per imparare insieme ad
essere maggiormente fedeli a quello che la storia e il Vangelo ci chiedono per essere
”prossimo” all’uomo d’oggi. Che la catechesi sia da alcuni decenni in una sorta di
“limbo educativo” è chiaro a tutti. A chi tocca educare alla fede? O meglio: a chi spetta
il compito di trasmettere la fede? Credo sia bello tornare a restituire ai genitori la
dignità di essere i primi evangelizzatori dei propri figli: è la loro vocazione. Ed è ancora
più bello poter dire loro che ne hanno le capacità, perché sono insite al generare.
Hanno già condiviso con Dio il dono della vita: con loro Dio ha condiviso anche tutto
ciò che appartiene alla vita. Con il battesimo dei figli, poi, li ha anche costituiti sacerdoti
della propria chiesa domestica. Perché la fede non è principalmente una cosa che
si impara, ma è un dono da vivere e come tutti i doni si ricevono dalle persone che ci
amano. E chi ama i figli più di Dio e dei loro genitori? Per questo la fede può essere
credibile solo all’interno di relazioni dove ci si vuol bene, coi nostri limiti e risorse.
Ha senso allora, come è di prassi oggi, eludere la famiglia o permettere alla stessa la
delega a terzi circa il cammino di fede dei propri figli? Allora con un po’ di coraggio,
un pizzico di fantasia e una buona dose di evangelica pazzia ci ritroviamo giovedì 28
per vedere assieme quali possono essere quei passi perché tutto questo si possa realizzare
a Silea. In fin dei conti cambiare non è poi così difficile: basta volerlo.
Cari genitori, vi attendiamo numerosi.
Don Luciano con i catechisti e la pastorale familiare