Lo scorso fine settimana la parrocchia è stata travolta da un’ondata eccezionale di misericordia. Cinque frati cappuccini provenienti da diversi conventi hanno offerto, a più riprese, un annuncio della misericordia di Dio. Quello che mi ha colpito di più è stata la loro testimonianza di serafico e autentico spirito francescano. Per coloro di noi che li hanno incontrati è stata una esperienza forte: ancor di più se ripenso alle centinaia di persone in coda per ricevere il sacramento del perdono in questi tre soli giorni. San Leopoldo, presente in chiesa con la reliquia della sua mano benedicente, il miracolo lo ha già compiuto. Per molti altri è stato un fine settimana come sempre e, credo, uguali a quelli che seguiranno. Perché è questo il nocciolo della questione: la conversione dipende sempre da un’incontro-scontro tra due libertà, quella di Dio che invita e quella della nostra libera risposta. I miracoli avvengono più spesso di quanto si pensi, ma ai più passano inosservati. Ma il Signore non si stanca mai e neppure s’arrabbia: ha la pazienza del buon seminatore, la dolcezza del pastore che si carica la pecora smarrita sulle spalle, la compassione del buon samaritano… Mi sovvengono le stesse parole di Gesù: “se anche uno risuscitasse dai morti, crederebbero”. Papa Francesco diceva ai giovani: “non lasciatevi rubare la speranza!”. Penso valga per tutti e non solo per i giovani. Agli appelli che il Signore ci invia e il nostro frequente atteggiamento a lasciar correre, rivela che il “ladro” ci ha già rubato la speranza. Credere che la realtà può cambiare, se lo vogliamo, non è lasciar fare agli altri, ma buttarci con tutto noi stessi nella grande sfida che sempre il Signore ci lancia. E lo fa tutti i giorni e all’interno della nostra apparente banale e ripetitiva quotidianità. Niente di spettacolare, la chiesa non è un circo che cattura l’attenzione con trucchi ed effetti speciali; è una comunità di coloro che, trascinando a volte i piedi recalcitranti, ogni giorno impara e reimpara sempre a fidarsi più del Signore che sulle proprie forze.

Don Luciano