Cari parrocchiani anche quest’anno è arrivato il Santo Natale. Mi sovviene quanto mi diceva una anziana signora nelle visite agli ammalati la quale, vedendomi un po’ affaticato, affermava: “non si dia tanta pena, adesso nasce e tanto tra tre mesi circa muore e risorge… e così per ogni anno che vivrà!” Se non fosse una battuta quanto detto, farebbe sorridere. Pensavo a come la gente vive “questo Natale”, cercando di intravvedere dei segnali di attesa gravidi di profezia. Certo i “natali” avvengono puntualmente ogni anno, seguendo il calendario liturgico che, di fatto, si ripete uguale a se stesso, ma quello che cambia non è il “Mistero nascosto nei secoli e rivelato a tutte le genti” (cfr Rm 16) ma a cambiare è la storia dentro alla quale questo Mistero si annuncia come un’alba nuova. Ciò che mi interroga è la tendenza a rendere tutti i giorni uguali agli altri, la chiusura a tutto quello che si presenta come novità e che disturba la nostra quiete e le nostre abitudini. E’ il rifiuto dell’anima a lasciarsi sorprendere da ciò che non è programmabile dall’uomo. E’ l’inutile fatica a “tappare” le sorgenti di Grazia, non rendendoci conto che, nei sotterranei della nostra storia, Dio agisce in nome della sua fedeltà all’Alleanza, la quale trova sempre delle fenditure per venire alla luce. Ci siamo mai interrogati dei profondi motivi del perché il mondo risulta sempre più litigioso? Del perché si preferisca usare la piazza per risolvere questioni, le stesse che necessiterebbero invece uno scambio schietto e franco tra persone mature? Del perché ci convinciamo che è sempre colpa di “qualcun altro” dei problemi che ci affliggono? E cosa ha a che fare tutto questo con il S. Natale? Da cristiano posso dire che è proprio nel significato profondo del Natale del Redentore che noi possiamo trovare una possibile risposta. Appunto: è il Natale del Redentore. Quando vediamo la politica che fallisce il suo alto compito, quando osserviamo inerti un sistema economico bancario che ha tradito la fiducia delle persone, quando gli affetti vengono svuotati della fedeltà, quando si impone il pensiero unico del prima noi e dopo gli altri… cosa ci resta se non il cinismo come ultima difesa? Io credo che proprio oggi (come in ogni tempo) il Natale ci mostra il più grande mistero: l’umiltà di Dio. Questa parola deriva da humus(=terra), per dire che il Signore nella sua eterna gloria si è fatto terra, cioè uno di noi. Si è fatto terra, carne e sangue per dirci definitivamente che ci è sempre accanto, davanti e dietro di noi, in noi. E questa vicinanza ci fa comprendere che questo Dio-Bambino il Padre ce lo ha mandato come Redentore della nostra povera vita, per redimerci (salvarci) da tutto quello che rende triste il nostro sguardo, claudicante il nostro passo, freddo il nostro cuore, sospettosi i nostri ragionamenti. Il Natale ritorna, per chi lo accoglie, per restituire all’uomo ferito dal peccato la sua dignità di figlio di Dio, per donare la gioia di chi condivide la nostra umanità, per ridare speranza e coraggio agli smarriti di cuore, per ricordare a tutti il valore del silenzio di una notte che ha cambiato la storia, contro il vociare convulso e assordante che riempie le nostre giornate. Che venga allora il Natale, ancora una volta come attestazione di un Dio che rinnova la sua fiducia nella divina bellezza che è in ciascuno di noi. Santo Natale a tutti. Don Luciano