Leggo sui giornali l’ennesima e ripetitiva polemica sul discorso natalizio tenuto dal Vescovo ai politici nel quale mons. Gianfranco Agostino Gardin richiamava i nostri Amministratori a prendersi cura anche degli “ultimi” senza graduatorie (per dirla con un certo politichese veneto: “prima noaltri e dopo chealtri”). Istantanea la risposta di un politico evidentemente toccato sul vivo: “la chiesa pensi alle anime che ai corpi ci pensiamo noi!” Al di là dell’orientamento politico dove la dialettica in un confronto si rende necessaria (se intelligente), da povero parroco ho fatto delle semplici riflessioni. Per prima cosa: penso che una persona, in nome di quello che crede (in questo caso il Vangelo di Gesù), ha il dovere di esprimere quello che per fede e responsabilità deve dire, con libertà, oppure la dialettica per qualcuno è a senso unico? Secondo: pensare alle anime come queste fossero svincolate dai corpi mostra la non conoscenza del concetto di “persona”: bisogna forse ricordare che da Platone il pensiero ha fatto più di qualche secolo di cammino? Altrimenti cosa ci stanno a fare le numerosissime Caritas e san Vincenzo disseminate nel territorio se non occuparsi della persona nelle sua interezza, cioè ascolto e aiuto concreto all’interno di un più ampio lavoro di promozione umana? Tra l’altro esse spesso fanno quello che lo stato sociale non riesce a fare coprendo con il loro operato vergognose inadempienze. Se poi ci aggiungiamo le scuole materne parrocchiali, gli oratori con le miriadi di attività ad esse correlate… e tanto altro, potremo forse distinguere nettamente nel servizio le anime dai corpi come qualcuno consiglierebbe di fare? Mi scuso per aver osato, nella mia ignoranza, di parlare di anime e corpi senza nessuna competenza. Forse qualcuno vorrebbe chiuderci in sacrestia, innocui, in mezzo a fumi di incenso? Mi spiace ma il mistero dell’incarnazione celebrato a Natale dice il contrario. Don Luciano