Qualche giorno dopo la nascita del Salvatore la Chiesa ha consacrato una festa per onorarne il
nome benedetto. Ci insegnava così quanto questo nome contiene per noi di luce, di forza, di
soavità, per incoraggiarci ad invocarlo con fiducia nelle nostre necessità (L’anno Liturgico, 183-
187). Così dopo la festa della Natività della Santissima Vergine, la Chiesa consacra un giorno ad
onorare il santo nome di Maria per insegnarci attraverso la Liturgia e l’insegnamento dei santi,
tutto quello che questo nome contiene per noi di ricchezze spirituali, perché, come quello di
Gesù, lo abbiamo sulle labbra e nel cuore. La festa del santo nome di Maria fu concessa da Roma,
nel 1513, ad una diocesi della Spagna, Cuenca. Il 12 settembre 1683, sant’Innocenzo XI,
estese la festa alla Chiesa universale e la fissò alla domenica fra l’Ottava della Natività. Il santo
Papa Pio X la riportò al 12 settembre. Più che il ricordo storico della istituzione della festa, ci
interessa il significato del nome benedetto dato alla futura Madre di Dio e nostra. Il nome presso
i Giudei aveva un’importanza grandissima e si soleva imporre con solennità. Sappiamo dalla
Scrittura che Dio intervenne qualche volta nella designazione del nome da imporre a qualche
suo servo. L’angelo Gabriele previene Zaccaria che suo figlio si chiamerà Giovanni ed egli ancora
dice a Giuseppe, spiegandogli l’Incarnazione del Verbo: “Gli porrai nome Gesù”. Si può
quindi pensare che Dio in qualche modo sia intervenuto, perché alla Santissima Vergine fosse
imposto il nome richiesto dalla sua grandezza e dignità. Gioacchino ed Anna imposero alla loro
bambina il nome di Maria che a noi è tanto caro. I Santi si sono compiaciuti di paragonare il
nome di Maria a quello di Gesù. San Bernardo aveva applicato al Signore il testo della Cantica:
“Il tuo nome è un olio sparso” (Cantico dei Cantici, 1,3), perché l’olio dà luce, nutrimento e
medicina. Anche Riccardo di san Lorenzo dice: “Il nome di Maria è paragonato all’olio, perché,
dopo il nome di Gesù, sopra tutti gli altri nomi, rinvigorisce i deboli, intenerisce gli induriti,
guarisce i malati, dà luce ai ciechi, dona forza a chi ha perso ogni vigore, lo unge per nuovi
combattimenti, spezza la schiavitù del demonio e, come l’olio sorpassa ogni liquore, sorpassa
ogni nome” (De Laudibus B. M. V. l. II, c. 2). Oltre sessantasette interpretazioni diverse sono
state date al nome di Maria secondo che fu considerato di origine egiziana, siriaca, ebraica o
ancora nome semplice o composto. Non vogliamo trattenerci sulle interpretazioni e scegliamo le
quattro principali riferite dagli antichi scrittori. “Il nome di Maria, dice sant’Alberto Magno, ha
quattro significati (Commento su san Luca, I, 27): è la Vergine immacolata che l’ombra del
peccato non offuscò giammai; è la donna vestita di sole; è “colei la cui vita gloriosa ha illustrato
tutte le Chiese” (Liturgia); è infine colei, che ha dato al mondo la vera luce, la luce di vita. La
liturgia la saluta così nell’inno, così poetico e popolare, Ave maris stella e ancora nell’Antifona
dell’Avvento e del tempo di Natale: Alma Redemptoris Mater. Sappiamo che la stella del mare è
la stella polare, che è la stella più brillante, più alta e ultima di quelle che formano l’Orsa Minore,
vicinissima al polo fino a sembrare immobile e conservare una posizione quasi invariabile
per lunghe notti e per questo fatto è di molta utilità per orientarsi sulla carta del cielo e aiuta il
navigante a dirigersi, quando non possiede la bussola. Così Maria, fra le creature, è la più alta
in dignità, la più bella, la più vicina a Dio, invariabile nel suo amore e nella sua purezza, è per
noi esempio di tutte le virtù, illumina la nostra vita e ci insegna la via per uscire dalle tenebre e
giungere a Dio, che è la vera luce.