Pier Giorgio Frassati nasce a Torino il Sabato Santo 6 aprile 1901 da Alfredo,
fondatore e proprietario del giornale La Stampa e ambasciatore d’Italia a Berlino,
e da Adelaide Ametis, pittrice e donna di grande cultura. Gli scarsi risultati
scolastici suggeriscono alla famiglia di affidarlo al collegio dei padri gesuiti e
questo ambiente sarà fondamentale per la sua formazione cristiana: si iscriverà
all’Apostolato della Preghiera e alla Lega Eucaristica, alla san Vincenzo. L’appartenenza
alle varie Associazioni fu un impegno veramente vissuto, con l’assistenza
alla S. Messa e la comunione quotidiana e con interessamento vivo per
l’azione nei vari campi. Sostenuto da una profonda visione cristiana di carità e
di giustizia, nel corso degli studi universitari compì un’ulteriore scelta: la specializzazione
in Ingegneria Mineraria, per poter essere vicino agli ultimi, a quei
minatori che conducevano un’esistenza più difficile e dolorosa. Vestì le insegne
del Terz’Ordine Domenicano ed assunse il nome di «Frà Girolamo», scelto per
imitare il Savonarola nella virtù e nella lotta» contro i corrotti costumi: s’impegnò
alla recita quotidiana del S. Rosario a cui fu sempre fedele. Pier Giorgio
Frassati, nonostante l’alto ceto sociale al quale apparteneva, spesso rientrava a
casa scalzo perchè le sue scarpe le aveva regalate ad un povero incontrato per
strada; il percorso lo compiva a piedi, avendo donato anche i soldi necessari per
il biglietto del tram. Era ormai prossimo alla laurea quando, il 29 giugno 1925,
accusò un malessere fisico con emicrania e inappetenza. Una poliomielite fulminante
lo condusse in quattro soli giorni alla morte, malattia contratta durante una
delle sue visite domiciliari agli ammalati poveri, che assisteva con discrezione e
vero trasporto d’animo. Prima di compiere quest’opera di misericordia era solito
trascorre l’intera nottata in adorazione del Santissimo Sacramento esclamando:
questa notte Gesù mi ha fatto visita, ora ricambio la cortesia nel miglior modo
possibile, visitandolo nei poveri e negli ammalati. Sabato, 4 luglio, gli furono
amministrati gli ultimi Sacramenti e alle 19 del medesimo giorno morì. Alla vigilia
della morte, con mano quasi paralizzata scrisse le ultime raccomandazioni
per i suoi assistiti: era il testamento di carità di Pier Giorgio Frassati che donava
tutto quel che gli era rimasto di proprio. L’indomani i funerali furono un trionfo.
Ora la sua tomba si trova nella Cattedrale di Torino. Il 20 maggio 1990, il giovane
delle otto beatitudini è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II.