In molti mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sull’esperienza fatta con un
gruppo di parrocchiani in terra santa. Compito arduo: come tracciare in poche
righe un viaggio che è fatto di terra e di anima? Visitare con il vangelo di san
Luca alla mano i luoghi nei quali la parola si è fatta carne (Betlemme) fino alla
Pasqua (Gerusalemme), passando per Nazaret, Cafarnao, Lago di Tiberiade,
mar Morto, En Karim, Gerico, deserto di Giuda (luogo delle tentazioni), Cana
di Galilea e tanto altro che la storia sacra ha sedimentato per millenni in quei
luoghi. Come narrare i sentimenti, le commozioni di tanti, lo spirito di preghiera,
la comunione tra noi? Forse quello che colpisce di più è la compresenza
di tante religioni in uno stesso luogo: palestinesi di fede cristiana, mussulmani
con le loro moschee e minareti, ebrei con le loro sinagoghe, cristiani appartenenti
a tante e svariate confessioni (cattolici, ortodossi, copti, melchiti,
protestanti, anglicani…) ognuno col proprio millenario culto e chiese. Ti accorgi
fin da subito che per la prima volta fai esperienza di minoranza (i cristiani
sono solo il 2%). Respiri che quella terra vocata alla pace contiene tutte le
tensioni possibili che la rendono concretamente destinataria di un sogno di Dio
che deve ancora realizzarsi. Noti la sparuta presenza dei cristiani che, in mezzo
a mille difficoltà, offrono a tutti senza distinzioni confessionali, istruzione,
opere di carità e assistenza sociale e sanitaria alla stragrande maggioranza palestinese
con non può permettersi questo diritto. Soffri nel vedere muri innalzati
e miriadi di piccole frontiere che dividono questi luoghi santi. Dentro a
queste tensioni noti anche una città che è un grande luogo di preghiera per tutti.
Una preghiera che parte da una terra divisa ma che avverti arrivare in cielo
riunita e rappacificata in quel Dio che a dispetto dei tanti nomi che l’uomo gli
attribuisce si unifica nell’unico nome che tutto comprende: IL MISERICORDIOSO.
Solo in questa terra fai l’esperienza che il Vangelo di Gesù è scritto
sulla terra, sulle pietre, sulle chiese costruite, distrutte e ricostruite tante volte,
è inscritto in quei riti antichi, spesso cantanti in lingue per noi incomprensibili.
Alla fine arrivi a Gerusalemme, la grande città dove il Vangelo diventa mistero
di passione, morte e risurrezione. E qui ti commuovi. Alla fine del pellegrinaggio
ti porti a casa un “vangelo concreto”, hai voglia di silenzio, di preghiera
universale. D’ora in poi quando ascolti il Vangelo in chiesa la tua mente e il
tuo cuore viaggerà su strade e luoghi concreti, che i tuoi occhi hanno visto, che
le tue mani hanno toccato, che i tuoi piedi hanno calpestato e tutto ti appare così
umano/divino tanto da rendere l’ascolto un’autentica presenza. Auguro a tutti di
poter fare, almeno una volta nella loro vita, un pellegrinaggio in terra santa.
Don Luciano