La tradizione di benedire il pane in onore di S. Antonio e di distribuirlo in cambio di
offerte a sostegno delle opere caritative trova origine in un miracolo ottenuto, per
itercessione del santo, quando questi era già morto. A Padova, un bimbo di venti mesi
di nome Tomasino, era stato lasciato solo dalla madre che lo ritrovò annegato dentro
ad un tino d’acqua: disperata, la donna fece voto al santo, se glielo avesse ridato
vivo, di donare tanto frumento quanto il peso del figlio. Di questo prodigio ne furono
testimoni i frati della vicina basilica e gli operai che in essa lavoravano. Questo gesto
di carità divenne consuetudine per i numerosi devoti che ottenevano grazie da
sant’Antonio; alla fine del 1800, crescendo l’interesse per la questione sociale e la sensibilità
verso i poveri, questa pratica fece sorgere opere che, in giorni stabiliti, distribuivano
pane, vestiario e generi di prima necessità, portando alla nascita di mense
cittadine, fino a raggiungere le necessità del Terzo mondo. La Caritas ha fatto sua
questa evoluzione della solidarietà ricordando che, ancora oggi, in molte parti del
mondo, la popolazione muore di fame. Dar da mangiare agli affamati è diventata
nuovamente un’urgenza anche nel nostro Paese: così il pane di s. Antonio, al di là del
gesto devozionale, diventa aiuto concreto ai fratelli più bisognosi, rendendo attuale,
attraverso la nostra generosità, l’amore che sant’Antonio nutriva per gli ultimi. Il pane
è l’emblema stesso della condivisione: non manca mai nelle mense di ogni giorno
e Cristo stesso si è fatto pane spezzato che sostiene il nostro cammino verso Lui. Le
offerte raccolte in chiesa per l’occasione verranno devolute ai poveri della comunità