Molte cose stanno accadendo in questi giorni a Silea: la sagra del nostro Santo
Patrono, le iscrizioni al catechismo, l’avvio dei vari settori della pastorale
(giovanile, scouts, familiare…). Nei vari appuntamenti organizzativi e di programmazione,
per la prima volta ci siamo riuniti, per alcuni settori della pastorale,
con tutte e tre le parrocchie presenti nel territorio comunale. Un sacerdote
della collaborazione mi ha confidato che non sarà facile “far suonare tre campanili
assieme”: battuta ironica ma con un fondo di verità! Superare quella sorta
di atavico campanilismo sembra operazione complessa e per nulla scontata.
Ma poi nel concreto degli appuntamenti ti ritrovi con laici un passo avanti rispetto
a noi sacerdoti: questo mi fa riflettere. “Pazienza e fermezza” sono le
parole che il Vescovo ci consegnava a conclusione della visita pastorale delle
tre parrocchie, ma oggi risuonano ancor più evidenti per qualsiasi tentativo di
collaborazione. “Pazienza” per il fatto che ci sono e ci saranno in futuro delle
resistenze a collaborare assieme: esse nascono e si alimentano dalla paura di
perdere la propria storia e identità tipiche di ciascuna singola comunità. Vanno
capite ma non assecondate. “Fermezza” per arrivare gradualmente ad aprirsi
nella condivisione di vissuti ed esperienze che, quando accade, arricchisce ciascuna
comunità. Quella fermezza che possiedono solo coloro che hanno a cuore
il bene della chiesa e sanno proiettarsi oltre l’immediato, per costruire il futuro.
Quali comunità avremo tra dieci anni? Bisogna iniziare a pensarci oggi,
con progetti ad ampio respiro, sapendo dove vogliamo arrivare e, più difficile
ancora, “come” arrivarci. Non credo si tratti di strategie complesse per addetti
ai lavori; credo più semplicemente di maturare in noi quella consapevolezza
che abbiamo un unico Pastore e che ciascun battezzato ha in “dote” quella Sapienza
che, se coltivata, diventa una sorgente per tutti. Non deve diventare una
gara a chi fa meglio e di più, come fossimo concorrenti, ma fratelli che gareggiano
nello stimarci a vicenda (cfr san Paolo Rm 12). La collaborazione nasce
proprio dalla stima dell’altro, nel quale riconosciamo un dono per noi ma con
la consapevolezza che anche noi abbiamo qualcosa da donare agli altri. In questo
generoso scambio c’è lo stupore dell’azione dello Spirito Santo che ci precede
e ci accompagna. Il coraggio non è dote dei temerari ma degli umili, che
sanno di non aver nulla da temere quando operano con la convinzione che nessuna
difficoltà potrà mai separarci dall’amore di Dio. Il tempo che ci sta di
fronte è, quindi, carico di promesse. A noi raccogliere questa sfida con pazienza
e fermezza. Non è solo il presente che ci deve stare a cuore ma il futuro che
apparterrà a coloro che verranno dopo di noi. O crediamo ancora che senza di noi o dopo di noi le comunità cristiane scompariranno? Le parole di Gesù ci rasserenano:
“Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.” Don Luciano