Ore 8:00, facce assonnate ma sorridenti, ci troviamo in oratorio, grandi e piccoli, per partire alla volta del castello di Vittorio Veneto, dove passeremo la giornata immersi in un argomento piuttosto tosto: “Accogliere, discernere e integrare la fragilità nella coppia”. L’arrivo è in ordine sparso, ma ben presto ci raggruppiamo tutti nel bellissimo salone dove si svolge la prima parte dell’attività. Sono curiosa ma anche un po’ timorosa: cosa mai ci faranno fare/dire/condividere? Le persone che hanno accettato di mettersi in gioco sono molte, e fra le trenta coppie presenti molte le conosco bene, altre un po’ meno, altre per nulla e, nel guardarle, si conferma la mia supposizione: siamo tra i più “rodati”. I bambini si recano nei locali a loro riservati per fare attività guidata dai ragazzi più grandi mentre Andrea Sartori, il relatore che ci guiderà per tutto il percorso, comincia a farci rompere il ghiaccio, chiedendo di presentarci e di dire la dote che riconosciamo e più ci piace del nostro coniuge. (Qualche anno fa, in apertura di un corso, con la stessa proposta abbiamo rischiato un bel litigio, ma questa volta, memori dell’esperienza precedente, abbiamo saputo aggiustare il tiro, quindi fin qui tutto bene.) Poi è cominciata una allegra baraonda, all’inizio tutti in fila in ordine alfabetico, poi tutti disposti in ordine di “anzianità” di matrimonio, ed infine alcune domande. Si sposti a destra chi dei due russa, poi a sinistra chi dei due … domande di vario genere, in crescendo: chi si accaparra più ante dell’armadio, chi si ricorda l’anniversario, chi fa pace per primo, chi sottolinea i difetti dell’altro, chi in amore prende l’iniziativa, chi … Noi due viaggiamo spesso dalla stessa parte, troppo in sintonia? Alla fine di questo balletto, ci si dispone in due file che si guardano, e prende il via una serie di situazioni da raccontare gli uni agli altri, cambiando “partner” ad ogni domanda: come vi siete conosciuti? Qual è l’atteggiamento che più ti disturba di lui/lei? Quando ti sei sentito veramente perdonato? Qual è stato il periodo più bello del vostro matrimonio? … Esperienza bella e dinamica, un veloce ripensare alla nostra storia per porgerla ad un altro e riceverne in cambio la sua. Cambio di stanza e comincia la relazione di Andrea, che ci fa partire dalla visione di un segmento del film “Casomai”, a seguire qualche scena di “Storia di noi due”, poi il testo di Battiato “La canzone dei vecchi amanti”, per finire col grande Benigni, che disquisisce sul sesto comandamento “Non commettere adulterio”. Di ciascuna delle quattro situazioni ci viene chiesto di individuare una frase che ci trova d’accordo ed una che ci “disturba”, per ricavarne un confronto con la persona vicina. In particolare due frasi mi colpiscono: Battiato che dice “C’é voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti”, ci leggo una vita sprecata, la formula giusta dovrebbe essere “diventare adulti senza invecchiare”. Di nuovo lavoro personale. Quali sono le mie doti migliori? Quali le “ombre” del mio carattere? Quali i valori in cui credo? E come tutto questo si riversa nella mia famiglia? Andrea ci offre poi tutta una serie di riflessioni che, insieme a sua moglie, ha sviluppato riguardo al tema della fragilità, personale e di coppia, della difficoltà di accettare le une e le altre, ma anche le opportunità di crescita che esse offrono. Fragilità da riconoscere e da accettare, perché ci accompagnino nel discernimento e nel lavoro di integrazione a ciò che manca nella coppia. Consigli da mettere concretamente in pratica: – coltivare relazioni di amicizia e di confronto “fuori” dalla coppia (positivo condividere gioie e fatiche); – ricordarsi di santificare le feste anche con il coniuge (fare l’amore è comunione di coppia, incontro a livello profondo che fa andare oltre le differenze e le distanze); – l’amore non va solo detto a parole (anche), ma va fatto, mettendosi al servizio dell’altro; – ricordarsi che l’altro è un dono che Dio ci ha fatto per salvarci dalla solitudine; – l’amore si educa, ad amare si impara, con volontà ed intelligenza; – fondamentale il perdono di coppia perché, come dice papa Francesco, “Non esiste famiglia sana senza perdono. Colui che non perdona non ha pace nell’anima, avvelena se stesso e gli altri”; – perdono da insegnare anche ai figli, perché possano sempre chiudere in positivo la loro giornata. Ore 13:00, si pranza con un menù sobrio ma curato, caffè, quindi tutti in chiesa, genitori e figli, per concludere insieme con la celebrazione della messa. Don Luciano ci spiega che la nascita di Gesù ha fatto sì che il tempo fosse compiuto, è successo quello che tutti da sempre attendevano, che il Regno di Dio da quell’istante è per sempre a portata di mano, presente nella nostra storia per aiutarci a convertire la nostra vita, per portarla a compimento nella sequela del Signore. Saluti, ringraziamenti e partenza, con l’ultimo regalo: un tramonto che rimane negli occhi e ci accompagna fino al rientro.

Una partecipante alla giornata