Un po’ di grammatica spicciola delle fede e non solo. La parola edificante è usata come aggettivo ed è il participio presente del verbo edificare che viene dal latino (aedificare) che si compone di aedes = edificio + facère = fare. Il tutto per dire un atteggiamento che induce al bene con il buon esempio e che ha come fine la costruzione di una vita solida, stabile o, come direbbe il vangelo, una casa costruita sulla roccia. Questa è stata l’esperienza della Lectio Biblica dello scorso martedì (al di là del numero dei presenti) quando abbiamo ascoltato e poi meditato la prima delle sei parti che compongono il Vangelo secondo S. Marco. Un cenacolo di ascolto silenzioso e attento, una Parola annunciata con la fede di chi comprende che la stessa non ritornerà al Padre senza aver compiuto ciò per cui lo stesso Padre ce l’ha inviata. Una fede concreta quindi non astratta. Una presenza di fedeli laici che (lo spero tanto) hanno compreso che chi “costruisce la città” non è l’opera dell’uomo ma di Dio assieme all’uomo. La speranza di chi ha “rubato” un’ora agli altri (mariti, mogli, figli, televisione, sport…) e l’ha regalata non a un dio astratto, ma ad un Padre che parla attraverso la voce del suo Figlio. Non diamo per scontate queste realtà. Edificante! Ma sappiamo che chi edifica questa bella comunità è l’azione dello Spirito Santo che ci parla attraverso le Sacre Scritture e le rende vive per noi oggi. “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori” (dal libro dei salmi). Ed è quello che cerchiamo di fare ogni domenica, con fiducia, durante la santa messa. Forse dovremmo rileggere la DEI VERBUM del Concilio Ecumenico Vaticano II. Senza l’ascolto obbediente della Parola di Dio è come sperare di nutrire un corpo ma senza disporre di cibo solido, è come convincerci di edificare ma senza avere a disposizione dei mattoni. Non a caso lo stesso Cristo è stato riletto in chiave allegorica come “la pietra angolare”. Ed è attorno a questa che è possibile costruire l’edificio che chiamiamo comunità cristiana. Al di fuori di questa consapevolezza e certezza non si costruisce la “casa” ma dei fortini all’interno dei quali, armati fino ai denti, difendiamo le nostre posizioni senza arretrare cercando se ci è possibile di demolire quello del vicino. Edificare: parola antica non vecchia, parola che dovrebbe ritornare nel nostro vocabolario di fede già ridotto al minimo storico. Parola impegnativa come lo sono tutti i mestieri che hanno a che vedere con il sudore della fronte e i calli sulle mani. Non è una parola per gli “impiegati” della fede. Non a caso san Giuseppe era carpentiere e suo Figlio, per trent’anni, ha visto e condiviso cosa significhi realmente edificare. Don Luciano