In ordine sparso alcune situazioni “curiose” che accadono in comunità e che
fanno pensare. Esprimerle ad alta voce aiuterà certamente me stesso a capirle
meglio e i parrocchiani per riflettere. Il tutto non per stabilire chi ha ragione,
ma per imparare tutti a meditare prima di agire o parlare (il sottoscritto per primo!).

Prima situazione “curiosa”: i funerali.
Posso anche sbagliarmi ma sempre più spesso la gente aspetta fuori la salma,
per lo più trascorrendo il tempo a salutare parenti e amici, parlando del più e
del meno, a volte ad alta voce e spesso ridendo e scherzando. Questo a volte
anche in chiesa e usciti di chiesa! Intanto all’interno ci si prepara a ricevere il
nostro fratello defunto con la preghiera: sembra che questo importi poco, se
non niente, alla stragrande maggioranza delle persone. Domanda: ma il nostro
caro defunto non desidererebbe un po’ più di rispetto e preghiera dai suoi fratelli
cristiani vivi?
Seconda situazione “curiosa”: le messe per i defunti.
In questo caso dimenticare un nome (il foglietto viene fatto da una volontaria),
o sbagliare qualche cognome o nome del defunto diventa un caso nazionale.
Come se il Signore non avesse già letto la nostra intenzione che parte dal cuore
o non conoscesse bene il defunto chiamato in causa nella celebrazione! Poi
da anni le messe si prenotano in sacrestia e per tempo. Ma anche questa regola
per qualcuno deve avere delle eccezioni. E i primi sono a volte proprio i collaboratori
che per chi sa quale privilegio le regole vanno bene… per gli altri.
Posso capire chi abita lontano o è di passaggio, ma per noi (purtroppo) le date
da ricordare sono sempre quelle, ogni anno. Prendersi per tempo (c’è chi, per
esempio, le ordina per tutto l’anno da gennaio) è segno di rispetto per chi, diversamente,
dovrebbe portarsi in tasca bigliettini vari di “per me faccia una
eccezione” con la speranza di ricordarsi al momento giusto di mettere le mani
in tasca e ricordarsi del bigliettino dato da qualche solerte parrocchiana. Altrimenti
sono dolori e poco caritatevoli proteste per la mancanza di sensibilità da
parte del parroco.
Terza situazione “curiosa”: l’organo.
Questa è nuova, ma val la pena riflettere. Con l’animatore e l’organista al giorno
dei Santi abbiamo stabilito di sottolineare la solennità con un suono più ricParrocchia
San Michele Arcangelo in Silea
“Ci sazieremo, Signore,
contemplando il tuo volto

DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016
XXXII DEL TEMPO ORDINARIO
co e gioioso: apriti cielo! Una persona a nome di un gruppo non ben definito mi
ha rimproverato minacciando di non venire più in chiesa se c’è l’organo che
suona in questo modo! Ora capisco che per via di gusti musicali possiamo anche
non essere in accordo ma in chiesa e nella liturgia, non è che il sacerdote possa
avere un po’, dico solo un po’, di competenza? Un musicista non lo è altrettanto?
E allora mi chiedo: ci perdiamo su queste cose che, certamente possono avere
una qualche importanza per alcuni, e dimentichiamo quelle più essenziali. Ripeto,
sono situazioni che definisco “curiose” anche perché sinceramente faccio
fatica a capirle. Spero solo che nessuno si sia offeso, non è mia intenzione, ma
far capire che accontentare tutti vuol dire non accontentare nessuno. Quello che
appare certo è il rischio di scadere sempre più in un modo di pregare (o non pregare)
molto individualistico dimenticando che non è Dio che in chiesa entra nella
nostra preghiera ma siamo noi che entriamo nella sua attraverso il sacerdozio
di Cristo. O dubitiamo anche della competenza di Dio?
Don Luciano