Quante volte diciamo «ci vorrebbe una giornata di 48 ore», perché non riusciamo
a fare quello che amiamo veramente. In realtà, il mantra «non ho tempo» è
la scusa di chi non ha il coraggio di tagliare le cose superflue. Io invece l’ho fatto,
e con grande soddisfazione. Per esempio, mi sono reso conto che leggevo
circa trenta libri all’anno, e calcolando una media di 300 pagine a un minuto l’una,
sprecavo la bellezza di 9.000 minuti, ossia 150 ore. Una volta alla settimana
uscivo a mangiare la pizza con moglie e figlio, ma ordinandola a casa risparmio
un’ora e mezza buona tra spostamenti e attesa: altre 78 ore annue. Il venerdì
sera giocavo a calcetto con gli amici, li ho salutati e ho recuperato 3 ore per 52
settimane: 156. Idem con il film in lingua originale del martedì. Poi c’era il cane
da portare fuori, l’ho scambiato per due pesci rossi; mio figlio si arrangia da solo
con i compiti e mia mamma la sento per telefono; non cucino più, ho preso il
microonde e riempito il freezer. Alla fine, gratta oggi gratta domani, ho vinto un
montepremi di 730 ore. Adesso sono felice: anche io, come tutti, ho le mie due
ore giornaliere da passare su Facebook.
Claudio Paglieri, Il Secolo XIX