L’inferno era ormai al completo, e fuori
dalla porta una lunga fila di persone attendeva
ancora di entrare. Il diavolo fu
costretto a bloccare all’ingresso tutti i
nuovi aspiranti.
“E’ rimasto solo un posto libero e, logicamente,
deve toccare al più grosso dei
peccatori”, proclamò, “C’è almeno qualche pluriomicida tra voi?”.
Per trovare il peggiore di tutti, il diavolo cominciò ad esaminare i peccatori
in coda.
Dopo un po’ ne vide uno di cui non si era accorto prima. “Che cosa hai fatto tu?”, gli chiese.
“Niente. Io sono un uomo buono e sono qui solo per un equivoco”.
“Hai fatto certamente qualcosa”, ghignò il diavolo, “tutti fanno qualcosa”.

“Ah, lo so bene” disse l’uomo convinto “ma io mi sono sempre tenuto
alla larga. Ho visto come gli uomini perseguitavano altri uomini, ma
non ho partecipato a quella folle caccia. Lasciavano morire di fame i
bambini e li vendevano come schiavi, avevano emarginato i deboli come
spazzatura. Non facevano che escogitare perfidie ed imbrogli per ingannarsi
a vicenda. Io solo ho resistito alla tentazione, e non ho fatto niente.
Mai!”.
“Assolutamente niente?” chiese il diavolo incredulo. “Sei sicuro di aver
visto tutto?”.
“Con i miei occhi!”.
“E non hai fatto niente?” ripeté il diavolo.
“No!”.
Il diavolo ridacchiò: “Entra, amico mio. Il posto è tuo!”.
C’è un vizio misterioso dal nome bizzarro: accidia.
L’accidia è non fare nulla.
“Il mio demonio si chiama: A che pro?” diceva Georges Bernanos.
Il settimo vizio capitale è molto più grave della pigrizia, quel difetto quasi
banale che ci induce a rimanere a letto quando suona la sveglia, o a rimandare
a domani quello che si poteva fare ieri. Il morso dell’accidia è indolore,
ma il suo veleno paralizza l’anima nel suo slancio verso Dio, insensibilmente.
Questo assopimento spirituale è il peccato dei discepoli nel Getsemani.
Tocca tutti, un giorno o l’altro!
Gli antichi definivano l’accidia “demonio del mezzogiorno”, o “tentazione
della metà del giorno”, perché questa grande stanchezza interiore, questa
apatia spirituale, questo disinteresse per le cose di Dio, questo desiderio di
andare a vedere altrove, caratterizza il mezzogiorno della vita.
La nostra società accidiosa diffonde il disinteresse per Dio per un’altra ragione:
l’uomo del XXI secolo, soprattutto l’Occidentale, non crede alla
grandezza e all’immensità della sua vocazione. Roso da un dubbio metafisico
profondo “Non vuole credere che Dio si occupi di lui, lo conosca, lo
ami, lo guardi, sia al suo fianco”, spiega il cardinale Ratzingher in una penetrante
analisi della società.
Dal libro: “10 buoni motivi per essere cristiani” di Bruno Ferrero