Fortemente legato alla sua terra d’origine, padre Leopoldo aveva mantenuto la cittadinanza austriaca. Le scelta, motivata dalla speranza che i documenti d’identità favorissero un suo ritorno missionario in patria, si muta però in problema, nel 1917, con la rotta di Caporetto. Come altri ‘stranieri’ residenti in Veneto, nel 1917 fu sottoposto a indagini di polizia e, visto che non intendeva rinunciare alla cittadinanza austriaca, venne mandato al confino nel Sud d’Italia. Al termine della Prima guerra mondiale fece ritorno a Padova, dove riprese il proprio posto nel confessionale. La sua popolarità aumentò a dispetto del carattere schivo. Gli Annali della Provincia Veneta dei Cappuccini riportano: “Nella confessione esercita un fascino straordinario per la grande cultura, per il fine intuito e specialmente per la santità della vita. A lui affluiscono non solo popolani, ma specialmente persone intellettuali e aristocratiche, a lui professori e studenti dell’Università e il clero secolare e regolare”. Nell’ottobre del 1923 i superiori religiosi lo trasferirono a Fiume ma, soltanto una settimana dopo la sua partenza, il vescovo di Padova, interprete della cittadinanza, invitò il superiore provinciale a farlo ritornare. Così, per il Natale di quell’anno padre Leopoldo, obbedendo ai superiori e congedando il sogno di lavorare sul campo per l’unità dei cristiani, era di nuovo a Padova, da dove non si allontanerà più per il resto della vita. O DIO, PADRE DI IMMENSA BONTÀ, NEL CUORE DEL TUO FIGLIO CI HAI APERTO TESORI DI CARITÀ INFINITA. CONCEDI A NOI, PER INTERCESSIONE DI SAN LEOPOLDO, DI CORRISPONDERE GENEROSAMENTE ALL’OFFERTA DEL TUO AMORE MISERICORDIOSO. PER CRISTO NOSTRO SIGNORE. AMEN.