“Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù” (Gv. 2,22). Quello che ai discepoli era diventato chiaro era l’affermazione fatta ai giudei dal loro Maestro circa un tempio distrutto e ricostruito in tre giorni. Allora, in un contesto di aperta polemica e di critica al culto nel tempio, nessuno aveva capito che Gesù si riferiva al Tempio del suo Corpo. Eppure la morte, come afferma la liturgia funebre, è comune eredità degli uomini: perché allora risulta incomprensibile e inaccettabile? Cari cristiani, non facciamo l’errore dei contemporanei di Gesù (giustificabile prima dell’evento “risurrezione”) di separare il mistero della morte dal mistero della risurrezione. Abbiamo allontanato paurosamente l’evento “morte” forse perché non sappiamo più parlare della Risurrezione. Vita eterna, salvezza dell’anima, giudizio particolare e finale, inferno-purgatorio-paradiso, immortalità, corpo glorioso, vita in Cristo, risurrezione della carne… sono realtà che non trovano spazio, spesso, neppure nel normale cammino di catechesi. Risultano ai più parole vuote, prive di qualsiasi contenuto, retaggio di una religiosità superata, fondata sulla paura di un Dio giudice impietoso. Qualcuno con i capelli bianchi si ricorderà che nella sua infanzia l’anziano parroco insegnava “l’apparecchio della buona morte”, cioè prepararsi a morire “in Grazia di Dio”. Oggi quasi tutti sperano di morire “improvvisamente” cioè di non accorgersi di morire, per non dover affrontare la morte. Si riesce magari, oggi, a prolungare la vita, o a soffrire meno prima della morte, cose buone in sé, ma la morte comunque arriva con la sua triste cadenza. Non ci scandalizzi questo, dato che la vita non è sostenuta dalla speranza cristiana della risurrezione. Quest’ultima è dono gratuito del Padre che ama le sue creature e ha donato il suo stesso figlio perché chi crede in Lui non muoia ma abbia la vita eterna. La chiesa fin dai suoi tempi apostolici ci ha consegnato una profonda verità circa la morte, immettendola dentro al più vasto evento del Mistero Pasquale che è mistero di Passione-Morte- Risurrezione. Dentro questo evento e meditando questo evento ogni anno la chiesa ci offre al la chiave per accedere in maniera sempre rinnovata a una visione della vita, della sofferenza, della morte, traguardate dalla risurrezione. E tutte queste tappe della vita non si possono separare, pena la loro incomprensione. Don Divo Barsotti (1914-2006) fondatore della Comunità dei Figli di Dio, in un Parrocchia San Michele Arcangelo in Silea “ NOI SIAMO SUO POPOLO, GREGGE CHE EGLI GUIDA” DOMENICA 17 APRILE 2016 IV DI PASQUA suo incisivo scritto sul senso della morte affermava: “Morire significa deporre un corpo che non è fatto per l’immortalità. E dunque la morte non è un male, perché libera da uno strumento che è inetto a una vita pienamente umana e veramente spirituale”. Nel tentativo di avervi fatto riflettere sulla vera “eredità” che ci aspetta, auguro a tutti di vivere la propria esistenza terrena nella logica pasquale.

Don Luciano