Marcel Callo nacque il 6 dicembre 1921 a Rennes, Francia; secondo di nove figli, crebbe in una famiglia modesta ma laboriosa, spesso alle prese con gravi preoccupazioni economiche: per questo potrà frequentare solamente le scuole elementari. Ammesso tra gli scouts, dove mise subito in evidenza le sue qualità umane e organizzative, a dodici anni divenne apprendista tipografo: svolse sempre il suo lavoro con l’entusiasmo che metteva in ogni sua occupazione. Tuttavia, le difficoltà che incontrò non furono poche, provocate soprattutto dall’ambiente libero e spregiudicato nel quale lavorava ed al quale non si sapeva abituare; seppe conservare la fede e la dignità della persona e si adoperò in ogni modo perché i suoi giovani compagni non fossero corrotti dalle idee anticlericali dagli anziani. Nel 1936 Marcel si iscrisse all’associazione dei Giovani Operai Cattolici dove, per le sue straordinarie qualità, assunse ben presto uffici di rilievo; all’interno dell’associazione conobbe una ragazza di nome Margherita, animata dai suoi stessi sentimenti, e si fidanzò con lei. In piena Guerra Mondiale Marcel fu costretto a partire per i lavori forzati; iniziò subito anche nel campo di concentramento il suo lavoro apostolico organizzandovi la vita religiosa, nonostante i gravi rischi che ciò comportava. Riuscì a far celebrare nel campo la Messa ogni domenica, alla quale si preparava con grande devozione esortando i colleghi di lavoro a fare altrettanto. Nel dicembre 1943 il Reich diramò una nota contro l’Azione Cattolica: era inevitabile che la Gestapo mettesse le mani anche su Marcel, trasferito in tre distinti campi di concentramento; poiché si comportava da fervente cristiano, egli doveva essere eliminato. Fu trasferito nel campo di sterminio di Mauthausen, ma le sue forze erano ormai talmente logorate che non si reggeva in piedi. La sua fine fu atroce e disumana, come sappiamo dalla testimonianza di chi lo vide cadere sfinito nella fossa comune che serviva da latrina e, con un atto di coraggio, si precipitò a recuperarlo. Lo sollevò per portarlo nella sua branda ma qualche minuto più tardi Marcel era morto. Era il 19 marzo 1945. L’uomo fu talmente colpito dal suo incontro con Marcel che testimoniò: «Fu per me una rivelazione: il suo sguardo esprimeva la convinzione profonda che stava partendo verso la felicità. Era un atto di fede e di speranza verso una vita migliore. Io non ho mai visto in nessun moribondo (ne ho visto a migliaia) uno sguardo come il suo».