Si conclude con questa solennità l’anno liturgico. Non siamo abituati a scandire
il “tempo” che ci separa dall’incontro finale con Gesù Cristo con questi criteri.
L’anno per noi inizia con il primo di gennaio e termina con il 31 dicembre.
La liturgia ha altri criteri: l’anno liturgico inizia con la prima domenica di
avvento e termina con la solennità di oggi. Questo per indicare che il cristiano
non misura principalmente il tempo con criteri “mondani”, ma attraverso la
scansione di quello che viene definito “tempo di salvezza”. E questo tempo si
snoda su un altro tipo di calendario dove le tappe sono la vita stessa di Gesù
attraverso “tempi forti” (avvento, natale, quaresima e pasqua) e cosiddetti
“tempi ordinari”: questo per dire che i giorni di questo strano anno non sono
tutti uguali. Ecco perché inizia con l’avvento e termina con la proclamazione
del Risorto come Colui che regge le sorti dell’universo. Noi cristiani siamo
chiamati così, di anno in anno, a conformarci alla sua vita attraverso quello
che le tappe liturgiche ci offrono di domenica in domenica, Giorno del Signore.
E’ un anno, quello liturgico, dove ci vengono offerti i misteri principali della
vita del Signore Gesù, la testimonianza della vita del Santi (attraverso le feste
e memorie liturgiche), ci offre in Maria lo specchio della Chiesa. Il vertice
di questa scansione del tempo è il Mistero Pasquale di passione morte e resurrezione.
Da questa centralità si intuisce a ritroso il mistero dell’incarnazione e
a posteriori la Pentecoste e la vita della Chiesa nascente che alla fine è chiamata
a riconoscere il Risorto come colui che “regna” su tutto il creato. Quanto
detto, potrebbe risultare una frettolosa sintesi dell’anno liturgico, ma quali
conseguenze dovrebbe avere su ciascuno di noi battezzati? Con troppa facile
eleganza infatti ci definiamo tutti cristiani, almeno nominalmente. Ma in verità
il cristiano è colui che viene “abitato” da un tempo che viene definito
“Kairòs”. Se “crònos” significa tempo storico (da qui la parola “cronologia”)
che si ripete sempre uguale a se stesso con la differenza, però, che invecchiamo
di giorno in giorno, “Kairòs” invece significa “Tempo della Salvezza”, che è
opera di Dio e dono del Risorto che, con l’azione dello Spirito Santo ringiovanisce
la Chiesa e il cristiano conformandoli allo stesso Signore. Questo tempo è in
mano a Dio e non all’uomo, è frutto della sua Grazia e non dei nostri umani progetti,
è scandito dalla sua Parola che sempre nuova risuona sulla nostra esistenza
e non sul nostro sterile chiacchiericcio mondano. E’, alla fine, un’altra prospettiva
per misurare il tempo e la storia. Domenica prossima inizieremo, con la prima
domenica di avvento un nuovo anno liturgico. Non sarà mai una stanca ripetizione
di qualcosa che si è già vissuto, ma un vero e proprio inizio dove ricostruire
giorno dopo giorno in noi, il volto con il quale Dio ci ha creati: a sua
immagine e somiglianza. Allora sì che anche il “crònos” potrà avere un senso e
la sua importanza per la nostra esistenza.
Don Luciano