Espressione inglese che significa “essere in onda”
cioè che si sta registrando un programma in diretta.
Perché così è la catechesi e i catechisti. Agiscono “in
diretta”, ogni volta è una puntata nuova, preparata,
ma con le incognite della diretta. Anche perché gli
spettatori sono ragazzini e con loro non si sa mai come
va a finire. Ci si può preparare anche benissimo,
ma poi sul campo anche una minima variazione può
far decidere di reinventare tutto, magari improvvisando sull’onda
dell’attenzione dei ragazzi. Questo per dire un grandissimo grazie alle nostre
catechiste per il lavoro svolto quest’anno. Molte le soddisfazioni, qualche inconveniente
(a volte per lo più logistico), dissapori (pochi) qua e là con qualche
genitore. Sostanzialmente alla fine tutti contenti. La più bella che ho sentito
da una mamma riguardo alla catechista della propria figlia (e non è un caso
singolo!): ma la parrocchia quanto li paga? Se non fosse che la cosa è vera ci
sarebbe da ridere per una settimana intera. Ebbene sì, lo confesso: sono pagate
e profumatamente. Percepiscono al lordo: una preghiera mattutina e quotidiana
dal parroco, la gioia di stare per un’ora scarsa con i ragazzi per dire e fare
quello che in teoria dovrebbero fare i loro genitori, la soddisfazione di vedere,
a volte, il proprio gruppo interessato a quel che Gesù ha detto e fatto, la speranza
di aver seminato con gioia nella consapevolezza dei propri limiti. Nella
busta paga c’è anche la riconoscenza di qualche genitore assieme a qualche
lamentela degli stessi a volte (rare) giustificata, spessissimo fuori luogo. E infine
la consapevolezza che il tutto viene raccolto nella mani di Dio che a suo
tempo… Come paghetta niente male, vero? Con la crisi del lavoro che c’è,
almeno nella comunità cristiana il lavoro non manca mai. Ogni anno noi assumiamo
chiunque. Quanta tristezza in quella domanda posta da una mamma
“utente”: vorrei rispondere con delicatezza e simpatia e dirle: carissima signora,
io non so cosa lei pensi della comunità cristiana, ma le persone che danno
ad essa del loro tempo sono tutti volontari, e per non scambiarli per eroi, sono
persone normalissime, con famiglia a carico, spesso lavoratori/trici ma che
hanno in comune una cosa: hanno capito che è veramente più bello dare che
ricevere, riconoscono i doni di Dio nella loro vita e non li nascondono sottoterra ma li investono per il bene di tutti, nella comunità si sentono come in una famiglia
e per questo motivo si rendono utili. Sono consapevoli che quel tempo
donato è contemporaneamente tempo dato a se stessi perché anche loro “sono”
comunità. Non sono persone perfette e non necessariamente campioni di fede. A
volte hanno pure un pessimo carattere e ci vuole tanta pazienza. Ma credo che il
buon Dio non presti attenzione a queste sottigliezze. Allora: grazie care catechiste,
e un grazie a tutti i volontari che silenziosamente fanno crescere con l’aiuto
di Dio questa comunità cristiana.
Don Luciano