L’8 dicembre si è svolta la cerimonia di apertura della Porta Santa nella Basilica di San
Pietro iniziando così il Giubileo della Misericordia. Per Papa Francesco è “un modo per
risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare
sempre più nel cuore del Vangelo dove i poveri sono i privilegiati della misericordia
divina”.
Nel motto del logo tratto da Lc 6,36, “Misericordiosi come il Padre”, che troviamo in
chiesa sull’altare di san Rocco (dove è collocata anche la statua del Cuore Divino di Gesù)
Papa Francesco ci invita a vivere la Misericordia sull’esempio del Padre che chiede di non
giudicare e di non condannare, ma di perdonare e di donare amore e perdono senza misura
(cfr Lc 6,37-38. La misericordia è uno dei nomi di Dio, uno dei suoi attributi. La parola
italiana deriva dal latino miser e cor, indicando il cuore toccato dalla miseria. Misericordia
allora significa amore compassionevole, che si prende cura della persona. Avere misericordia
significa imitare il Signore che si china sulle povertà dell’uomo, guardare all’altro
con cuore compassionevole, pronto al perdono. Nella Misericordiae vultus il Papa definisce
la misericordia “architrave della Chiesa”.
Quali sono i segni del Giubileo? Il pellegrinaggio, la porta santa e le indulgenze.
Il pellegrinaggio: come scrive il Papa, “Il pellegrinaggio è un segno peculiare dell’Anno
santo perché icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. La vita è un
pellegrinaggio e l’essere umano è viator, pellegrino che percorre una strada fino alla meta
agognata”. Il pellegrinaggio è dunque un percorso di pentimento e di preparazione al rinnovamento
interiore che il fedele compie sui passi di Gesù.
La Porta Santa: Gesù ha detto: “Io sono la porta” (Gv 10,7) per indicare che nessuno può
avere accesso al Padre se non per mezzo suo. Gesù è l’unica via di accesso alla salvezza.
Di conseguenza il passaggio attraverso la Porta santa evoca il passaggio che ogni cristiano
è chiamato a compiere dal peccato alla grazia attraverso Cristo, che chiama tutti a partecipare
ai frutti della redenzione del Signore e della sua misericordia.
L’indulgenza. E’ l’espressione dell’amore indulgente e misericordioso di Dio nei confronti
dell’uomo peccatore. L’indulgenza è la remissione della pena temporale per i peccati
già “perdonati” da Dio attraverso la Confessione (è la penitenza che il sacerdote da al
penitente al termine del sacramento). La teologia cattolica insegna che ogni nostro peccato
ha duplice conseguenza:
 genera una colpa che è rimessa all’assoluzione sacramentale nella Confessione, attraverso
cui il peccatore è rimesso allo stato di grazia battesimale e alla comunione con Dio.
 comporta una pena che permane oltre l’assoluzione. L’uomo peccatore, pur riconciliato
con Dio, è ancora segnato da quei “residui” del peccato che non lo rendono
totalmente aperto alla grazia.
In particolare, la pena temporale può essere scontata sulla terra con preghiere e penitenze,
con opere di carità e con l’accettazione delle sofferenze della vita. Per estinguere
la pena temporale la Chiesa permette ai fedeli battezzati di accedere alle indulgenze.
L’indulgenza può essere parziale (è solo un passo nel cammino di purificazione) o plenaria,
totale (com’è quella giubilare), perché è una grazia straordinaria che guarisce completamente
l’uomo, facendone una nuova creatura. Come si ottiene l’indulgenza giubilare?
L’indulgenza plenaria è concessa in occasione del Giubileo al cristiano che segue questi
comportamenti: In primis, ci si deve accostare con cuore contrito al sacramento della
Penitenza. Va compiuto un pellegrinaggio in una delle grandi Basiliche giubilari, a Roma,  in Terra Santa e nelle Chiese designate in ogni diocesi. Nel visitare queste Chiese si
deve partecipare alla Messa, oppure ad un’altra preghiera: Lodi, Vespri, Via Crucis, Rosario,
Adorazione o preghiera personale concluse col “Padre nostro”, la Professione di fede (il Credo),
la Preghiera a Maria. La preghiera va recitata secondo le intenzioni del Papa, a testimonianza
di comunione con tutta la Chiesa. In terzo luogo, ci si deve impegnare in opere di
carità e penitenza che esprimano la conversione del cuore.

Don Luciano