Applichiamo allora tutto questo alla nostra Chiesa diocesana e diciamo: avendo
potuto, attraverso la Visita pastorale, conoscere meglio sé stessa – le sue
povertà e le sue ricchezze, i suoi problemi e le sue attese, le sue fragilità e i
suoi doni – la nostra Diocesi sente il bisogno di domandarsi che cosa significa
per lei oggi essere fedele al Signore. Le risposte a questa domanda le cerca
insieme, in maniera sinodale, in un ascolto reciproco che diventa poi comune
ascolto di quanto Signore le chiede in questo tempo. E così pratica quel
«“camminare insieme” del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a
Cristo Signore», di cui parla papa Francesco. Il sostantivo Cammino (di per sé
già compreso nel termine Sinodale) intende attribuire all’iniziativa il carattere
di un “percorso aperto”, qualcosa da non gettarsi velocemente alle spalle. Potrei
dire: anche in questo caso vogliamo guardarci dal rischio della sbrigativa
“archiviazione” o messa in soffitta di quanto verrà pensato e deciso negli incontri
sinodali di questo 2017. Sappiamo che si tratta di un rischio tutt’altro
che irreale. Tutti abbiamo esperienza che, analizzando la vita delle nostre comunità,
è facile vedere che cosa non va; un po’ meno facile è riconoscere che
cosa è positivo e soprattutto cogliere quali sollecitazioni interessanti emergono
dalle situazioni di difficoltà. Molti poi, di solito, ritengono di sapere che cosa
si dovrebbe (teoricamente) fare; ma spesso risulta problematico decidere che
cosa si può e si deve concretamente fare, assumendo seriamente alcuni impegni
precisi, e anche – perché no? – individuando ciò che va ridimensionato o
lasciato cadere. Mettere in atto alcune scelte, portarle avanti con costanza, verificarne
la realizzazione, cercare di capire se debbano dare luogo a delle correzioni
di rotta o a dei percorsi ulteriori: tutto questo spesso diviene particolarmente
laborioso. Avviene allora che il cammino si arresta o si perde in vicoli
ciechi; e crescono la frustrazione, lo smarrimento, la sensazione dell’inutilità
dei progetti e delle assemblee. Un “percorso aperto” significa seguire con attenzione
e con perseveranza l’attuazione di quanto si è scelto sinodalmente di
attuare. Veniamo al nostro Cammino Sinodale. Esso avrà, nel corso di
quest’anno un suo inizio (il 18 febbraio prossimo) e anche una sua conclusione
(il 17 novembre); ma si riprometterà (avrà la pretesa?) di incidere sul futuro,
almeno prossimo, della nostra Chiesa. La quale – come ci ha ricordato Lumen
gentium – è Chiesa in cammino nel tempo e nella storia degli uomini, e dunque
soggetta all’influsso di cambiamenti, posta di fronte a sempre nuove sfide,
Parrocchia San Michele Arcangelo in Silea
“Solo in Dio
riposa l’anima mia

DOMENICA 26 FEBBRAIO 2017
VIII DEL TEMPO ORDINARIO
immersa in vicende che non cessano e non cesseranno di interpellare (e forse di
indurre a ripensare o a ricalibrare le scelte decise quest’anno). Accompagnare,
verificare e – se occorre – rivedere tali scelte, ma anche rivolgere l’attenzione
alle domande che salgono dalle nuove situazioni, sarà un modo per evitare di
“imbalsamare” l’evento sinodale che si svolgerà nel corso del 2017. Vorrei subito
mettere in guardia, tuttavia, chi immaginasse, o si illudesse, che basta formulare
alcune scelte o prendere alcune decisioni per dare risposte efficaci alle domande
e ai desideri di rinnovamento. Tra le “perle” che troviamo in quella miniera
che è l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, una è
espressa con formula, in sé piuttosto enigmatica, che «il tempo è superiore allo
spazio» (n. 222). Il papa intende dire: ciò che conta di più non è trasformare rapidamente
le cose, ma avviare processi che producano mutamenti reali, anche se
lenti. Ce lo insegna la parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30); essa
«descrive un aspetto importante dell’evangelizzazione: che consiste nel mostrare
come il nemico può occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania,
ma è vinto dalla bontà del grano che si manifesta con il tempo» (n. 225). È
realmente da sperare che il Cammino Sinodale avvii processi, senza l’affanno di
vederne subito i risultati; piuttosto aiutando tutta la nostra Chiesa a portarli avanti
con pazienza e umile tenacia. Mons. Gianfranco Agostino, Vescovo Applichiamo allora tutto questo alla nostra Chiesa diocesana e diciamo: avendo
potuto, attraverso la Visita pastorale, conoscere meglio sé stessa – le sue
povertà e le sue ricchezze, i suoi problemi e le sue attese, le sue fragilità e i
suoi doni – la nostra Diocesi sente il bisogno di domandarsi che cosa significa
per lei oggi essere fedele al Signore. Le risposte a questa domanda le cerca
insieme, in maniera sinodale, in un ascolto reciproco che diventa poi comune
ascolto di quanto Signore le chiede in questo tempo. E così pratica quel
«“camminare insieme” del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a
Cristo Signore», di cui parla papa Francesco. Il sostantivo Cammino (di per sé
già compreso nel termine Sinodale) intende attribuire all’iniziativa il carattere
di un “percorso aperto”, qualcosa da non gettarsi velocemente alle spalle. Potrei
dire: anche in questo caso vogliamo guardarci dal rischio della sbrigativa
“archiviazione” o messa in soffitta di quanto verrà pensato e deciso negli incontri
sinodali di questo 2017. Sappiamo che si tratta di un rischio tutt’altro
che irreale. Tutti abbiamo esperienza che, analizzando la vita delle nostre comunità,
è facile vedere che cosa non va; un po’ meno facile è riconoscere che
cosa è positivo e soprattutto cogliere quali sollecitazioni interessanti emergono
dalle situazioni di difficoltà. Molti poi, di solito, ritengono di sapere che cosa
si dovrebbe (teoricamente) fare; ma spesso risulta problematico decidere che
cosa si può e si deve concretamente fare, assumendo seriamente alcuni impegni
precisi, e anche – perché no? – individuando ciò che va ridimensionato o
lasciato cadere. Mettere in atto alcune scelte, portarle avanti con costanza, verificarne
la realizzazione, cercare di capire se debbano dare luogo a delle correzioni
di rotta o a dei percorsi ulteriori: tutto questo spesso diviene particolarmente
laborioso. Avviene allora che il cammino si arresta o si perde in vicoli
ciechi; e crescono la frustrazione, lo smarrimento, la sensazione dell’inutilità
dei progetti e delle assemblee. Un “percorso aperto” significa seguire con attenzione
e con perseveranza l’attuazione di quanto si è scelto sinodalmente di
attuare. Veniamo al nostro Cammino Sinodale. Esso avrà, nel corso di
quest’anno un suo inizio (il 18 febbraio prossimo) e anche una sua conclusione
(il 17 novembre); ma si riprometterà (avrà la pretesa?) di incidere sul futuro,
almeno prossimo, della nostra Chiesa. La quale – come ci ha ricordato Lumen
gentium – è Chiesa in cammino nel tempo e nella storia degli uomini, e dunque
soggetta all’influsso di cambiamenti, posta di fronte a sempre nuove sfide,
immersa in vicende che non cessano e non cesseranno di interpellare (e forse di
indurre a ripensare o a ricalibrare le scelte decise quest’anno). Accompagnare,
verificare e – se occorre – rivedere tali scelte, ma anche rivolgere l’attenzione
alle domande che salgono dalle nuove situazioni, sarà un modo per evitare di
“imbalsamare” l’evento sinodale che si svolgerà nel corso del 2017. Vorrei subito
mettere in guardia, tuttavia, chi immaginasse, o si illudesse, che basta formulare
alcune scelte o prendere alcune decisioni per dare risposte efficaci alle domande
e ai desideri di rinnovamento. Tra le “perle” che troviamo in quella miniera
che è l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, una è
espressa con formula, in sé piuttosto enigmatica, che «il tempo è superiore allo
spazio» (n. 222). Il papa intende dire: ciò che conta di più non è trasformare rapidamente
le cose, ma avviare processi che producano mutamenti reali, anche se
lenti. Ce lo insegna la parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30); essa
«descrive un aspetto importante dell’evangelizzazione: che consiste nel mostrare
come il nemico può occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania,
ma è vinto dalla bontà del grano che si manifesta con il tempo» (n. 225). È
realmente da sperare che il Cammino Sinodale avvii processi, senza l’affanno di
vederne subito i risultati; piuttosto aiutando tutta la nostra Chiesa a portarli avanti
con pazienza e umile tenacia. Mons. Gianfranco Agostino, Vescovo