Quaresima, parola abilmente nascosta al linguaggio della nostra fede, parola che non
si accorda più ai ritmi della vita, parola di troppo anche per chi si professa cristiano.
La teniamo a debita distanza perché, se vissuta, rischierebbe di far crollare quel castello
di carta costruito sulla sabbia che sono, spesso, le nostre comunità cristiane.
Provocazione? Pessimismo? Realismo spietato?
Di sicuro per molti di noi battezzati dalle “Sacre Ceneri” in poi, fino al “Solenne Triduo”
poco o nulla cambia. Ma cosa dovrebbe cambiare?
Con questa premessa certamente vi attenderete il classico predicozzo quaresimale,
che certamente si sposerebbe con quella cara visione clericale della chiesa, utile a colpire
i sensi di colpa che riempiono e appesantiscono la nostra anima. Mi dispiace ma
non è per questa strada che contino questa semplice riflessione.
Sono convinto che cambiare sé stessi sia un’arte difficile, impossibile se contiamo
solo sulle nostre forze. Tutti abbiamo sperimentato i guasti del volontarismo!
Per me la quaresima è lo spazio e il tempo dove permettere a Dio di riprendere il suo
posto nella mia vita. Se il cuore è nelle tenebre, a nulla serve lo sforzo per cacciarle
fuori da noi stessi, risulta più utile e meno dispendioso in termini spirituali, aprire le
finestre e far entrare la luce. E’ questa azione che spesso manca nei credenti. Certo
che abituati alle tenebre, la luce improvvisa può ferire l’occhio non più abituato ai
suoi bagliori, per questo la conversione è anche dolorosa.
Dolorosa ma necessaria perché si riveli chi noi siamo e chi siamo chiamati ad essere.
“Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce” dice san Giovanni nel prologo del
suo Vangelo dove, altrove, Gesù stesso si definisce “Luce del mondo”; la Sacra Scrittura
afferma che “Lampada ai miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino”.
Se c’è un peccato da confessare è aver ridotto Dio a silenzio: lasciamo che parli, che
ridiventi Parola nella nostra vita perché, “quando prendiamo in mano la Sacra Scrittura,
l’uomo riprende a passeggiare con Dio in paradiso” (san Ambrogio).
Questo chiedo a voi e prima ancora a me stesso per questa quaresima 2016.
Don Luciano