Durante l’estate ho ripreso in mano alcuni libri già letti in altri momenti, ma
due mi hanno ancora stupito per il loro realismo e la loro attualità: “La prima
generazione incredula” (M. Armando, ed. Rubettino, 2010) e la lettera del Vescovo
“Cinque pani e due pesci” (G.A. Gardin, ed. S. Liberale, 2010). Se pur
diversi nello scopo, affermano un imperativo comune: siamo da tempo in emergenza
educativa!
Questa però non riguarda principalmente i nostri irrequieti ragazzi e, guarda
un po’, neanche quelli che sono stati definiti bamboccioni: strano vero? Finalmente
qualcuno ha cominciato a mettere, sul paniere della riflessione, il mondo
degli adulti. L’emergenza educativa riguarda anzitutto loro!
In sintesi dagli autori (il primo citato, in particolare) si evince che siamo di
fronte ad una generazione adulta che non accetta di non essere più giovane
(anagraficamente) e si veste, si comporta e parla ancora con lo stesso linguaggio
dei propri figli adolescenti/giovani, creando così una confusione di ruoli
che portano poi ad occupare spazi vitali che dovrebbero essere lasciati ai
“veramente” giovani. Ne emergerebbe così la figura di un adulto che non accetta
di assumersi le responsabilità proprie dell’adulto. Basta solo osservare
con quanta leggerezza gli ”anagraficamente adulti” vivono i sacramenti richiesti
e a volte… pretesi.
Allo stesso tempo però sono gli stessi adulti che fanno in modo che un giovane
rimanga parcheggiato in eterno ai margini dei luoghi dove si decide, si crea, si
fa politica. L’istituto “scuola”, per esempio, è diventato uno dei luoghi dove si
parcheggiano i giovani fino a master, spesso inutili e costosi, proposti
all’infinito con il miraggio di poter entrare nel mondo del lavoro.
E’ così da mettere in dubbio oggi, a mio avviso, dare per scontato che la politica
e, per certi versi anche la chiesa, si occupa e si preoccupa del mondo giovanile.
Comunque sia il risultato sono sempre gli adulti a decidere per loro e ad
occupare spazi che dovrebbero essere lasciati alla creatività che è proprio tipica
dell’universo giovanile! E dalle poltrone di comando spesso si schiodano
solo perché la morte non risparmia nessuno (cfr i nostri “eterni” e inconcludenti
politici nazionali).
“I giovani sono così diventati lo specchio delle paure degli adulti: della paura
di invecchiare, della paura della morte, della paura di comporre un bilancio
Parrocchia San Michele Arcangelo in Silea
“IL SIGNORE HA RIVELATO
AI POPOLI LA SUA GIUSTIZ IA

DOMENICA 9 OTTOBRE 2016
XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO
delle proprie scelte, della paura di contare le rughe e le ferite che la vita inesorabilmente
imprime… in ogni caso è chiaro cosa significa giovinezza: è il lusso
dell’aver tempo per decidere quale tipo di persona si intende essere…”(M. Armando,
o.c. p.50.55). Così l’adulto, per sembrare ancora giovane, non decide
mai “chi” vuole essere, rimanendo in un limbo affettivo e decisionale che lo rende
fragile e, proprio a causa di questo, abbarbicato a quel potere che gli offre
quella parvenza di solidità che però non possiede.
Il Vescovo poi precisa: “Sono gli adulti di oggi che formano gli adulti di domani,
purché siano adulti non solo anagraficamente. Se una “legge di natura” vuole
che siano i grandi ad educare i piccoli, ciò non significa che basti essere più avanti
negli anni per saper comunicare sapienza a chi viene dopo” (G.A. Gardin,
o.c. p. 32).
Quindi la sfida è lanciata: agli adulti il coraggio di uscire allo scoperto nelle proprie
responsabilità educative coinvolgendosi, coinvolgendo e lasciando il giusto
spazio ai giovani.
Don Luciano