Gesù vide un uomo cieco dalla nascita… Gesù vede. Vede lo scarto della città,
l’ultimo della fila, un mendicante cieco. L’invisibile. E se gli altri tirano dritto,
Gesù no, si ferma. Senza essere chiamato, senza essere pregato. Gesù non passa
oltre, per lui ogni incontro è una meta. Vale anche per noi, ci incontra così
come siamo, rotti come siamo: «Nel Vangelo il primo sguardo di Gesù non si
posa mai sul peccato, ma sempre sulla sofferenza della persona» (Johannes
Baptist Metz). I discepoli che da anni camminano con lui, i farisei che hanno
già raccolto le pietre per lapidarlo, tutti per prima cosa cercano le colpe (chi ha
peccato, lui o i suoi genitori?), cercano peccati per giustificare quella cecità.
Gesù non giudica, si avvicina. E senza che il cieco gli chieda niente, fa del
fango con la saliva, stende un petalo di fango su quelle palpebre che coprono il
nulla. Gesù è Dio che si contamina con l’uomo, ed è anche l’uomo che si contagia
di cielo. Ogni uomo, ogni donna, ogni bambino che viene al mondo, che
viene alla luce, è una mescolanza di terra e di cielo, una lucerna di argilla che
custodisce un soffio di luce. Vai a lavarti alla piscina di Siloe… Il mendicante
cieco si affida al suo bastone e alla parola di uno sconosciuto. Si affida quando
il miracolo non c’è ancora, quando c’è solo buio intorno. Andò alla piscina e
tornò che ci vedeva. Non si appoggia più al suo bastone; non siederà più a terra
a invocare pietà, ma ritto in piedi cammina con la faccia nel sole, finalmente
libero. Finalmente uomo. «Figlio della luce e del giorno» (1Ts 5,5), ridato alla
luce, ri-partorito a una esistenza di coraggio e meraviglia. Per la seconda volta
Gesù guarisce di sabato. E invece del canto di gioia entra nel Vangelo un’infinita
tristezza. Ai farisei non interessa la persona, ma il caso da manuale; non
interessa la vita ritornata a splendere in quegli occhi ma la “sana” dottrina. E
avviano un processo per eresia: l’uomo passa da miracolato a imputato. Ma
Gesù continua il suo annuncio del volto d’amore del Padre: a Dio per prima
cosa interessa un uomo liberato, veggente, incamminato; un rapporto che generi
gioia e speranza, che porti libertà e che faccia fiorire l’umano! Gesù sovverte
la vecchia religione divisa e ferita, ricuce lo strappo, unisce il Dio della
vita e il Dio della dottrina, e lo fa mettendo al centro l’uomo. La gloria di Dio è
un uomo con la luce negli occhi e nel cuore. Gli uomini della vecchia religione
dicono: Gloria di Dio è il precetto osservato e il peccato espiato! E invece no,
gloria di Dio è un mendicante che si alza, un uomo con occhi che si riempiono
di luce. E ogni cosa ne è illuminata. P. Ermes Ronchi